Negli ultimi tre anni, seguendo anche le convocazioni e la presa di servizio dei docenti nella mia scuola superiore, ho potuto toccare con mano il numero sempre crescente di docenti, soprattutto giovani, che decidono di dimettersi dopo poche settimane di scuola. In aumento anche il numero di docenti che lasciano ad un passo dalla pensione, pur vedendo il proprio assegno previdenziale fortemente ridotto, perché non riescono più ad entrare in classe. Ma qual è la situazione a livello nazionale?Riporto alcuni dati.
La salute mentale dei docenti italiani: un’emergenza sottovalutata
La situazione dei docenti in Italia, almeno per quanto riguarda la salute mentale, appare oggi preoccupante: dati recenti mostrano che quasi la metà degli insegnanti è a rischio di burnout, un fenomeno accentuato da stress cronico e un riconoscimento ancora deficitario delle malattie psichiatriche come conseguenza della professione docente. È un problema che non riguarda solo gli individui, ma l’intero sistema scolastico, la qualità dell’istruzione, la stabilità delle carriere, la fiducia sociale nel mestiere dell’insegnante. Affrontarlo richiede un impegno collettivo: istituzioni, dirigenti scolastici, sindacati e comunità scolastica devono lavorare insieme per garantire benessere a chi insegna, perché prendersi cura dei docenti significa prendersi cura della scuola e del futuro dei giovani.

I dati sul burnout
Una delle indagini più recenti e significative è quella condotta dall’Osservatorio sul Benessere dei Docenti dell’Università di Milano-Bicocca. Dal campione di 5.847 insegnanti (di 449 scuole), emergono numeri allarmanti:
Il 48% dei docenti presenta livelli critici in almeno uno dei tre indicatori del burnout: esaurimento emotivo, depersonalizzazione e bassa realizzazione personale.
Il 4,6% degli insegnanti ha livelli critici in tutti e tre gli indicatori.
1 docente su 5 dichiara di lavorare in condizioni non ottimali.
Stress cronico e altre forme di disagio
Oltre al burnout, lo stress lavoro-correlato è un problema diffuso. Secondo uno studio basato sul Modello dello Stress Cumulativo, condotto su quasi 2.000 docenti italiani, l’85% riporta livelli di stress molto elevati (pari o superiori a 7 su 10), e quasi la metà oltre l’8 su 10. Le cause sono molteplici e sistemiche: tra le principali possiamo elencare:
- burocrazia eccessiva,
- relazioni difficili con colleghi o con le famiglie,
- scarso riconoscimento professionale,
- sovraccarico di lavoro e classi numerose,
- difficoltà nella gestione della disciplina in classe.
Lo stress psicologico è poi sempre accompagnato da conseguenze fisiche: mal di testa, tensione muscolare, problemi gastrointestinali, insonnia sono i sintomi più comuni.
Docenti che si licenziano o vogliono lasciare
Secondo un’indagine dell’Health & Sustainability Lab dell’Università Bicocca di Milano, il 35% dei docenti ha seriamente considerato l’idea di licenziarsi. Sempre da fonti giornalistiche: circa metà dei professori dichiarano di soffrire di burnout, che alimenta quel desiderio di abbandono. Le cause principali non sono tanto gli studenti, ma piuttosto fattori strutturali: “mancato riconoscimento economico, eccesso di burocrazia, classi sovraffollate, difficoltà relazionali” con colleghi e famiglie.
Dati su decessi, suicidi o problemi gravi legati alla salute mentale
Suicidi tra i docenti
Secondo un’indagine ANIEF, riportata dall’agenzia ANSA, dal 2014 al 2024 si sarebbero verificati 110 suicidi tra i docenti italiani, mediamente quasi uno al mese (escludendo i mesi estivi). Sul 2024, secondo Tecnica della Scuola, si confermano circa 10 suicidi tra insegnanti, in linea con la media decennale.
Malattie professionali
Secondo alcuni esperti, una parte significativa delle malattie professionali per i docenti è di tipo psichiatrico: il dott. Vittorio Lodolo D’Oria afferma che “oltre l’80% delle malattie professionali che colpiscono gli insegnanti” sono psichiatriche.
Conseguenze sul sistema scolastico
Il malessere dei docenti non è solo un problema individuale, perché ha ricadute importanti sull’intero sistema scolastico:
Qualità dell’insegnamento: insegnanti stressati o in burnout possono avere difficoltà a mantenere relazioni empatiche con gli studenti, a essere motivati o a investire energie nella progettazione didattica. Questo può indebolire il processo di apprendimento. Le ricerche indicano che il burnout interferisce con la realizzazione personale, ossia con la sensazione di efficacia professionale.
Turnover: il malessere porta molti docenti a pensare di abbandonare la professione. Secondo alcune rilevazioni, 1 insegnante su 3 sta considerando di lasciare il lavoro.
Costi per la salute pubblica: lo stress cronico e le malattie psichiatriche legate alla professione possono tradursi in assenze frequenti, visite mediche e rischi di lungo termine. Ci sono anche implicazioni di tipo economico e organizzativo.
Strategie e proposte per il miglioramento
Per far fronte a questa emergenza, diversi esperti e realtà scolastiche propongono alcune misure concrete:
- Promuovere il benessere psicologico: servono programmi di supporto psicologico per i docenti, percorsi di prevenzione del burnout, spazi di ascolto.
- Formazione: sono necessari non solo corsi sulla didattica, ma anche su tematiche legate alla gestione dello stress, alla resilienza, alla comunicazione con studenti e famiglie.
- Riforma organizzativa: riduzione del carico burocratico, migliore distribuzione delle risorse, supporto dall’amministrazione scolastica.
- Riconoscimento professionale: rivendicare il riconoscimento delle malattie psichiatriche legate al lavoro docente come malattie professionali e prevedere tutele specifiche.
- Promozione di stili di vita sani: favorire attività fisica, pause, modalità di lavoro che permettano recupero e rigenerazione.


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