Negli ultimi anni, uno dei fenomeni più discussi e preoccupanti a cui assistiamo nella società contemporanea, riguarda la crescente mancanza di empatia, soprattutto tra i giovani. Sempre più di frequente i mezzi di informazione riportano notizie riguardanti azioni efferate commesse con modalità che denunciano una totale assenza di empatia nei confronti del prossimo.

Chiariamo un concetto: cos’è l’empatia?
L’empatia è una delle qualità più profonde e distintive dell’essere umano.La parola empatia deriva dal greco ἐμπάθεια (empátheia), composta da:
ἐν / ἐμ- (en/em) = “dentro”
πάθος (páthos) = “sentimento, emozione, sofferenza”.
Il significato originario era quindi qualcosa come “sentire all’interno”, cioè provare un sentimento dentro sé È la capacità di entrare nel mondo emotivo dell’altro, di comprenderne i sentimenti e, in qualche modo, di condividerli. Non significa semplicemente provare pietà o commiserazione, ma riuscire a percepire ciò che l’altro vive, sospendendo per un momento il proprio punto di vista per accogliere il suo. Come scrisse Carl Rogers, uno dei più importanti psicologi del Novecento, “Essere empatici significa percepire il mondo interiore dell’altro come se fosse il proprio, senza mai perdere la qualità del ‘come se’.” Questa definizione racchiude l’essenza stessa dell’empatia: una partecipazione emotiva che non annulla l’identità personale, ma la mette in dialogo con quella dell’altro.
L’empatia non è un fenomeno unico, ma un intreccio complesso di comprensione mentale ed emotiva. Da un lato c’è la capacità cognitiva di cogliere e interpretare ciò che una persona prova: osservare un volto, ascoltare un tono di voce o interpretare un silenzio e riuscire a intuire il sentimento che vi si nasconde dietro. Dall’altro lato c’è la risonanza emotiva, quella sensazione immediata che ci fa provare, anche solo per un attimo, un riflesso del dolore o della gioia altrui. È ciò che ci fa sorridere vedendo qualcuno felice, o che ci stringe il cuore quando percepiamo una sofferenza.
La sua importanza nella vita quotidiana è immensa ed è una competenza che può essere coltivata: nessuno nasce completamente empatico o totalmente privo di empatia, ma tutti possono apprenderla, affinare la propria sensibilità e sviluppare una maggiore apertura emotiva.
Le Cause della mancanza di empatia nei giovani
1. L’iperconnessione digitale:
Una delle cause principali della diminuzione dell’empatia è senza dubbio l’iperconnessione. I giovani di oggi sono costantemente connessi a internet, social media e dispositivi elettronici, e questo influisce negativamente sulla loro capacità di vivere esperienze sociali autentiche. La comunicazione online, infatti, tende a ridurre la componente emotiva delle interazioni. Nelle conversazioni faccia a faccia, il linguaggio del corpo, il tono della voce e le espressioni facciali sono essenziali per interpretare correttamente le emozioni dell’altro, ma online queste sfumature sono spesso assenti e le emoticon non possono sicuramente sostituire un sorriso autentico.

Inoltre, i social media possono creare una realtà distorta. L’illusione di una connessione virtuale spesso si sostituisce a quella di una vera vicinanza emotiva, che richiede tempo, impegno e attenzione. Questo porta i giovani a sviluppare relazioni superficiali e a perdere la capacità di mettersi nei panni dell’altro in modo profondo e genuino.
2. La cultura della competizione e dell’individualismo:
Oltre alla sfera digitale, c’è anche una questione culturale. Le generazioni odierne crescono in un ambiente altamente competitivo, dove il successo individuale è spesso visto come un obiettivo primario. La società celebra la realizzazione personale e tende a trascurare i valori della solidarietà, della collaborazione e della cura reciproca. In questo contesto, l’auto-affermazione diventa più importante della comprensione e del supporto degli altri, con conseguente impoverimento delle relazioni interpersonali e della capacità di empatia.
3. La carenza di modelli empatici:
Spesso i giovani non hanno modelli empatici su cui basarsi. Se i genitori, gli insegnanti o altri adulti di riferimento non dimostrano comportamenti empatici, è difficile che le nuove generazioni possano apprendere come comportarsi. Le influenze esterne, come i media e i programmi televisivi (per chi ancora li guarda), raramente enfatizzano l’importanza dell’empatia come valore centrale, concentrandosi invece su temi come il successo materiale, la bellezza esteriore e il potere.
Conseguenze della mancanza di empatia
La carenza di empatia nei giovani ha conseguenze significative, non solo per le relazioni interpersonali, ma anche per la società nel suo complesso.
1. Difficoltà nelle relazioni interpersonali:
Le persone che non sono in grado di comprendere i sentimenti altrui tendono a costruire relazioni più fragili e conflittuali. La mancanza di empatia può portare a incomprensioni, fraintendimenti e a una comunicazione superficiale che non consente di sviluppare legami profondi. I giovani che non imparano a mettersi nei panni degli altri potrebbero anche avere difficoltà a creare amicizie autentiche e a vivere esperienze di condivisione emotiva.
2. Crescita dell’Isolamento Sociale:
Un altro rischio è che la mancanza di empatia possa contribuire all’isolamento sociale. Quando non si comprende il punto di vista altrui, è più facile giudicare o allontanarsi da chi è diverso. Questo può portare a fenomeni come il bullismo, l’intolleranza ed il ritiro sociale, che sono sempre più diffusi tra i giovani.
3. Impatti negativi sulla salute mentale:
L’incapacità di empatizzare con gli altri può anche avere effetti negativi sulla salute mentale. Relazioni interpersonali povere di empatia possono contribuire a sentimenti di solitudine e frustrazione. Inoltre, il continuo confronto con gli altri, spesso indotto dai social media, può causare ansia, depressione e insoddisfazione.
Gli interventi possibili
1. Educazione emotiva:
Le scuole e le famiglie hanno un ruolo fondamentale nell’insegnare ai giovani l’importanza dell’empatia. Programmi di educazione emotiva, che insegnano ai ragazzi a riconoscere e comprendere le emozioni proprie e altrui, dovrebbero essere inclusi nei curricula scolastici. Questi programmi aiuterebbero i giovani a sviluppare abilità relazionali fondamentali, come l’ascolto attivo, la gestione dei conflitti e la capacità di entrare in relazione con le emozioni degli altri.
2. Promuovere la comunicazione faccia a faccia:
Per contrastare gli effetti negativi della comunicazione digitale, è importante promuovere la socializzazione diretta. Eventi, attività e incontri che favoriscano le interazioni faccia a faccia, come giochi di gruppo, discussioni in aula o attività di volontariato, possono rafforzare la capacità di relazionarsi in modo empatico. L’esperienza diretta con le persone, i loro sorrisi, le loro paure e gioie, è insostituibile per lo sviluppo dell’empatia.
3. Uso responsabile dei Social Media:
I social media possono essere strumenti utili per creare connessioni, ma è importante imparare a usarli in modo consapevole. Gli educatori e i genitori dovrebbero insegnare ai giovani come riconoscere la superficialità di molte interazioni online e come evitare di ridurre le persone a semplici “schermi” e “like”. Le campagne di sensibilizzazione sul rispetto e sulla consapevolezza emotiva potrebbero contribuire a sviluppare un uso più sano dei social, senza sacrificare le interazioni autentiche.
4. Valorizzare i modelli empatici:
Infine, è essenziale che i giovani possano confrontarsi con modelli positivi di empatia. Genitori, insegnanti, ma anche gli influencer e i personaggi pubblici, che quotidianamente bombardano i nostri giovani di contenuti, dovrebbero dare l’esempio, mostrando nei loro comportamenti quotidiani come prendersi cura degli altri e come essere empatici nelle proprie scelte. Un modello di comportamento positivo può fare la differenza nell’influenzare le future generazioni.
Attraverso l’educazione emotiva, la promozione di interazioni dirette e l’uso consapevole dei social media, è possibile educare i giovani a sviluppare una maggiore empatia. Solo con uno sforzo collettivo, che coinvolga famiglie, scuole, media e società, sarà possibile invertire questa tendenza e costruire una società più inclusiva e solidale.


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